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Giovedì 20 maggio: al Teatro Italia in scena "IL RACCONTO DEI PROMESSI SPOSI   19/05/2010

 

20 maggio 2010 ore 21.00

Comp. Teatro Invito (LC)

I PROMESSI SPOSI

Presso Teatro Italia di Germignaga (Va) - INGRESSO LIBERO



di Luca Radaelli

regia di Beppe Rosso

con Stefano Bresciani, Valerio Maffioletti, Michele Fiocchi, Lalla Pellegrino, Giusi Vassena



Il progetto di avvicinarsi al testo manzoniano per costruire uno spettacolo teatrale l'avevamo in cassetto da alcuni anni. Lo stimolo più forte è venuto da una sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, mai realizzata. Pasolini fa raccontare la vicenda da Renzo ai propri figli in flash-back. La famiglia Tramaglino fa da coro al racconto: Lucia e i bambini intervengono a commentare e intercalare la narrazione. L'intuizione di Pasolini ha riscontro peraltro nel testo dei Promessi Sposi, dove si allude al fatto che Renzo stesso sia la fonte diretta dell'anonimo romanzatore seicentesco. Un racconto orale, quindi.

Abbiamo trovato questa impostazione assai congeniale al nostro modo di fare teatro, legato alla narrazione, alla memoria, alle vicende storiche viste dal punto di vista della gente semplice, come già si evinceva dal nostro precedente spettacolo "Il partigiano J." di cui questo è l'ideale prosecuzione. Cinque attori, in scena dall'inizio alla fine dello spettacolo, sono gli officiatori di un rito che serve a tramandare la testimonianza delle vicende vissute dai due operai tessili lecchesi all'inizio del XVII secolo, ma che trascendono, attraverso il racconto, il tempo e lo spazio

Ogni attore ha un proprio personaggio: Abbondio (Michele Fiocchi), Agnese (Giusi Vassena), Cristoforo (Valerio Maffioletti), Lucia (Lalla Pellegrino), Renzo (Stefano Bresciani). Tuttavia la coralità del racconto fa sì che dal tessuto drammaturgico emergano anche le voci dei personaggi minori. Ma soprattutto emerge la voce del popolo dolente, furente, impaurito, quel popolo che deve superare, come flagelli biblici, le prove della carestia, della guerra e della peste, e da cui esce prepotente quell'anelito di giustizia, che fonderà poi la scrittura della Colonna Infame. Due sono le strade per affrontare tali prove: quella della rivendicazione sociale, sperimentata da Renzo, e quella della devozione, che porterà Lucia al miracolo; entrambe simboleggiate dal pane, cibo del corpo e dell'anima. Il percorso dei personaggi si dipana come in un gioco dell'oca. La festa di matrimonio, interrotta all'inizio, si potrà finalmente celebrare.

Abbiamo lavorato sui differenti registri che si evincono dal romanzo: da quello lirico delle descrizioni paesaggistiche ("Quel ramo del Lago di Como...", "Addio monti..."), a quello epico delle azioni di massa (I tumulti di San Martino, la calata dei Lanzichenecchi); da quello comico dei dialoghi specialmente imperniati sulla figura di Don Abbondio, coloriti di teatralissimi "a parte", a quello tragico, legato invece ai personaggi "scespiriani" dell'Innominato e della Monaca di Monza.

La riscrittura del testo e le soluzioni registiche vanno nel solco della riscoperta del teatro popolare, un teatro che cerca le proprie ragioni nell'immediatezza del rapporto con il pubblico, secondo principi mutuati dalla poetica brechtiana. La lingua usata è un pastiche di italiano e dialetto lombardo, in cui affiorano il latino della Chiesa e lo spagnolo dei dominatori. Il canto, eseguito coralmente dagli attori, accompagna lo svolgimento della vicenda e ne sottolinea la ritualità, pescando nel repertorio popolare lombardo.