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Una importante notizia storica per Germignaga   28/02/2009

Nei giorni 7 e 8 febbraio, organizzato dal Magazzeno Storico Verbanese, si è tenuto un convegno di studi a Verbania, nel corso del quale è stata resa nota un’importante notizia storica riguardante Germignaga, in merito alla processione del Venerdì Santo, una delle manifestazioni religiose più antiche del nostro paese ma, ed è questa la notizia, addirittura il primo paese a fare richiesta di autorizzazione allo svolgimento nella diocesi ambrosiana già nel 1686.

 

Grazie al germignaghese Carlo Alessandro Pisoni, uno dei principali artefici del Magazzeno Storico Verbanese, abbiamo ricevuto questo documento redatto da Fabrizio Pagani e Gioacchino Civelli che fornisce tutte le informazioni in merito e che pensiamo possa essere di interesse per molti germignaghesi.

 

L’Entierro come simbolo della civiltà e della tradizione di un paese

 

Il Seicento è il secolo in cui si moltiplicano le forme di devozione: il culto della Madonna si dirige verso forme in cui si accentuano i caratteri dolorosi, patetici (pensiamo alla devozione per l’Addolorata, per la Soledad), si sviluppano le pratiche legate al suffragio per i morti e per le anime del Purgatorio (si afferma il culto per san Giuseppe, patrono della «buona morte», della Madonna del Transito, del Rosario, dello Scapolare e dell’Angelo custode). Il Seicento è anche il secolo in cui si affermano le forme devozionali verso il Crocifisso e la Passione.

Tutte queste devozioni rientrano in una larghissima serie di proposte di contenuti religiosi sentimentalmente vivi e trascinanti, capaci di suscitare nel singolo fedele un senso di immedesimazione fisica.

Agli aspetti dolorosi e penitenziali si unisce anche il momento della festa, della celebrazione corale di diversi avvenimenti (le canonizzazioni dei santi, l’incoronazione delle immagini mariane, gli ingressi solenni o i funerali degli arcivescovi e dei governanti); si arricchisce il contenuto scenografico dei riti processionali. Si impongono nuove forme celebrative, che lasciano spazio al bisogno di vedere, di mostrare, di rivivere la suggestione simbolica delle cerimonie.

 

Una delle più “antiche” processioni nella diocesi ambrosiana è quella che si svolgeva il venerdì santo a Germignaga con il Cristo morto: l’Entierro, o funerale di Nostro Signore.

A riportare ben indietro la datazione dell’Entierro germignaghese (localmente poco a poco deformata da Entièrro a Intiéro), rispetto alle attestazioni di Arsenio Passera (A. Passera, Germignaga, Appunti Storici, Varese 1930) che le aveva collocate temporalmente al 1705, soccorrono ora i registri della Cancelleria conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Milano: la prima attestazione, assai precoce, è del 1686, e apre una vivace serie di richieste nate qua e là nelle terre e parrocchie della grande diocesi ambrosiana. Precisi i termini con cui si delimitavano le manifestazioni lecite, durante la processione: secondo le norme date dal card. Monti nella XXXII sinodo del 1636, la processione germignaghese doveva essere effettuata in reverente silenzio dopo il vespero prima del segno dell’Ave Maria.

Ci si doveva inoltre astenere dal portar armi e dall’esplodere colpi d’arma da fuoco in genere, e far strepito di schioppi in particolare; non potevano poi venire allestite scene di rappresentazioni sacre con teatri di personaggi della passione (specialmente si escludeva il ricorso a figuranti viventi), e non poteva esser eseguita musica, in special modo con strumenti considerati profani: «absint armorum, cuiuscumque generis strepitus, et signanter scloporum, representationes personarum maxime viventium ac profani soni instrumenta».

 

Un bel monito, un bel lascito dei nostri maggiori: un lascito che dovrebbe venire preservato, rinnovato e partecipato, con l’orgoglio di poter ancora praticare e prendere parte attiva, dopo 323 anni, alla processione dell’Entierro, a Germignaga. L’Entierro, al di là del Credo e delle convinzioni individuali, è un potente simbolo, un legame di coesione interna di una comunità; esso può rappresentare una efficace dichiarazione di appartenenza alla società civile germignaghese, alla comune terra, che ora accoglie molti, anche persone dalle tradizioni personali spesso assai differenti da quelle del luogo che li ospita. L’antico rito dell’Entierro, venutoci dalla Spagna, e attecchito in terra lombarda, rappresenta e addita con serena forza e convincimento la continuità della storia di Germignaga verso il futuro.

 

Fabrizio Pagani – Gioacchino Civelli